RUBRICA SETTIMANALE “PAROLA DI SKIPPER” | IL PATERAZZO

Attrezzatura

2.3 Il paterazzo

Spesso chiamato, erroneamente, “strallo di poppa” (gli stralli o stragli erano manovre fisse che sostenevano gli alberi dei velieri verso prora), o anche “backstay” dai velisti di alto livello, il paterazzo ha assunto oggi un ruolo ben più sofisticato di quello tradizionale di sostenere l’albero verso poppa, controventando uno strallo. Delle manovre fisse, è l’unica la cui tensione è regolabile con facilità anche sotto carico, grazie a diversi sistemi: vite senza fine, paranco o martinetto idraulico.

Nell’attrezzatura in testa d’albero, la sua tensione regola quella dello strallo, a cui è inferito il genoa, influendo in maniera determinante sulla sua forma. Regola ance la curvatura dell’albero nel piano longitudinale, sia pure in modo più limitato di quanto si possa ottenere con un’attrezzatura a 7/8.

Più forte è la tensione del paterazzo, più diminuisce la “catenaria” dello strallo (che peraltro non potrà mai essere del tutto eliminata), ossia la sua curvatura determinata dalla trazione applicata su tutta la sua lunghezza in maniera variabile, ma continua, dal genoa. il lato d’inferitura di questa vela, che è opportunamente sagomato dal velaio per adattarsi alla catenaria media dello strallo, al variare di questa, consente di aumentare o diminuire a piacimento la freccia di curvatura del profilo aerodinamico o, come si dice a bordo, il “grasso” della vela, semplicemente stendendone più o meno la superficie verso prora.

Si può così rendere il genoa più o meno potente, perché la forza aerodinamica totale che su di esso si produce dipende fortemente dalla sua concavità, oltre che dalla superficie, dal quadrato della velocità del vento apparente e dalla densità dell’aria.

Con vento leggero è desiderabile un genoa potente, e pertanto la tensione del paterazzo verrà tenuta bassa. Si farà meno prua di bolina, ma se ne avvantaggerà molto la velocità dell’imbarcazione e, in definitiva, la sua velocità di avanzamento controvento (VMG= Velocity Made Good), che è l’obbiettivo a cui tendere quando si è sui bordi.

All’aumentare del vento, la tensione del paterazzo verrà progressivamente aumentata, “smagrendo” così il genoa. In tal modo si controllerà l’inclinazione della barca, manterrà e si potrà anche incrementare la sua velocità, e si diminuirà l’angolo col vento apparente, cioè si stringerà di più, a tutto vantaggio della VMG.

Contemporaneamente alla regolazione del “grasso” del genoa, la tensione del paterazzo influisce sulla curvatura dell’albero, che a sua volta distende più o meno la superficie della randa a esso inferita, regolandone la freccia di curvatura del profilo in modo del tutto analogo a quanto si verifica col genoa.

La tensione del paterazzo è l’unica regolazione che controlla simultaneamente la randa e il genoa. per tutte le altre (drizze, scotte, tesabase, vang, etc.) occorre agire singolarmente sulle due vele.

Tratto dal libro Parola di Skipper, Editrice Incontri Nautici di Giancarlo Basile

1 Comment

  1. 23/11/2022 at 21:03
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