“Parola di Skipper” Un manuale per sopravvivere nel mondo della vela senza farsi del male

  1. La barca

2.1 La barca boliniera

Il bordeggio contro vento, ai tempi della navigazione a vela, era considerato una iattura, quasi quanto la bonaccia, tanto che l’augurio che si faceva al veliero in partenza era “vento in poppa!”. Sta di fatto che l’attrezzatura predominante era a vele quadre (quella del brigantino per esempio), più adatta di quella a vele auriche (la goletta) ai venti portanti, quelli commercialmente validi. Pur di usufruire di questi venti nelle traversate, si seguivano rotte ben diverse da quelle dirette, accettando il conseguente allungamento del percorso, talvolta molto rilevante.

Anche oggi, pur essendo grandemente migliorata l’efficienza del veliero nel risalire il vento, a meno di essere in regata sono pochi i naviganti a vela per diporto che amano cimentarsi in impegnativi e lunghi bordeggi durante i trasferimenti verso le agognate mete delle vacanze estive, da raggiungere senza eccessivi ritardi.

Il disegno delle attuali imbarcazioni da crociera ne ha risentito, privilegiando largamente tutte le caratteristiche volte verso la comodità, come il baglio generoso, lo spazio e l’altezza sottocoperta per stare in piedi anche se si è di alta statura e quindi il pronunciato bordo libero, il pescaggio limitato per potere entrare in tutti i porticcioli e le rade, la zavorra in chiglia contenuta, l’assenza degli slanci che rendono la barca più lunga, aumentando i costi “inutilmente”.

Tutte queste caratteristiche sono contrarie all’andatura di bolina, che predilige le barche strette, basse di bordo, di buon pescaggio, ben zavorrate e, possibilmente, dotate di slanci; barche alquanto scomode, come si vede, che nessuno vuole più. Il rimedio al vento contrario è allora un buon motore, che di ausiliario ha ormai soltanto il nome, vista la potenza richiesta dagli armatori, alquanto accresciuta negli ultimi tempi.

Ma come se la cava la tipica imbarcazione da crociera odierna se viene colta da una burrasca forte o, peggio, da una tempesta in prua? Potrà portare pochissima tela e dovrà aiutarsi col motore per tentare di risalire. E, nonostante la potenza del motore che si avvicina a quella del motorsailer, avrà notevoli difficoltà ad avanzare, beccheggiando fortemente per l’assenza degli slanci e scarrocciando abbondantemente per il modesto pescaggio, unito alla scarsa velocità che riesce a sviluppare, vista l’elevata resistenza passiva costituita dall’importante opera morta.

La barca boliniera, al contrario, non avrà bisogno del motore per risalire, perché potrà tenere più tela e, col suo basso bordo libero, offrirà una resistenza passiva molto inferiore, scarrocciando poco per l’adeguato pescaggio. A questo proposito, è istruttivo un resoconto di Eric Tabarly, che si trovò a bolinare contro un ciclone col suo Pen Duick III: teneva un’ottima andatura di bolina, portando solo una piccola trinchettina, ed era un conforto pensare che, se avesse avuto una costa sottovento, avrebbe potuto cavarsela benissimo.

In definitiva la barca boliniera offrirà maggiori possibilità di quella di oggi più di moda, specialmente nella situazione più critica: burrasca forte, con la costa sottovento.

Tratto dal libro Parola di Skipper, Editrice Incontri Nautici di Giancarlo Basile

Add Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *