“Parola di Skipper” Un manuale per sopravvivere nel mondo della vela senza farsi del male

La barca
5.1 Il due alberi

Parlando di due alberi, è bene precisare subito la voce “bialbero”, oggi spesso ricorrente, è di estrazione motoristica e non si addice affatto a un’imbarcazione a vela, i cui alberi non hanno nulla in comune con quelli “a camme”.
Il due alberi può essere una goletta (schooner in inglese), un ketch o uno yawl. La goletta ha l’albero principale (di maestra) a poppavia dell’altro, che prede il nome di trinchetto, e può essere attrezzata in maniera classica, cioè a vele auriche o, più modernamente, a vele Marconi. Il ketch e lo yawl hanno invece l’albero di maestra a proravia dell’altro, detto di mezzana. La differenza tra i due armi risiede nel posizionamento dell’albero di mezzana: nel ketch è a proravia dell’asse del timone, nello yawl è a poppavia dello stesso.
Questa differenza di posizionamento fa si che la randa di mezzana del ketch sia di superficie poco inferiore a quella di maestra, mentre nello yawl è molto più piccola. Per tale motivo è detta anche “mezzanella”. Se nel passato era la goletta il due alberi a vele auriche più diffuso (il corrispondente veliero a vele quadre era il brigantino), oggi è il ketch l’armo dominante. Lo yawl ebbe una certa diffusione negli anni Cinquanta e Sessanta, più che altro perché favorito dal rating (compenso tra barche che fanno regate), ma è oggi solo un ricordo di quei tempi, che rivive, assieme alle golette, nei raduni di vele d’epoca.
Il vantaggio principale di un due alberi, in particolare del ketch, rispetto allo sloop o al cutter, è di avere la velatura più frazionata, e quindi più facilmente gestibile. Ma ve ne sono altri:
1. Gli alberi sono più corti e quindi meno sollecitati e più adatti ai tempi duri;
2. Il centro velico, a parità di superficie della velatura, è più basso e ciò determina una migliore capacità dell’imbarcazione a portare tela, a parità di altre caratteristiche;
3. Maggiori possibilità di equilibrare l’imbarcazione, adattandola meglio alle varie condizioni di vento e andatura, in particolare quando il vento aumenta d’intensità;
4. Nel caso di un disalberamento, comunque assai meno probabile, c’è ancora la possibilità che uno dei due alberi resti al suo posto, consentendo di continuare più agevolmente la navigazione a vela sotto un’attrezzatura di fortuna.
Tutte queste considerazioni portano alla conclusione che l’attrezzatura a ketch è sicuramente più marina di quella a sloop o a cutter, prova ne sia il fatto che nelle regate oceaniche attorno al mondo di alcuni anni fa, (Whitbread) i ketch si rivelarono superiori agli sloop, e alcune note imbarcazioni a un albero furono perciò trasformate in due alberi.
Naturalmente l’attrezzatura a due alberi ha senso su barche al di sopra di una certa lunghezza, che può essere individuata attorno ai 13-14 metri. Al di sotto di questa dimensione le superfici delle singole vele cominciano a diventare troppo piccole, mentre si fa sentire maggiormente lo svantaggio delle minori prestazioni di bolina rispetto allo sloop di pari caratteristiche e superficie velica.

Tratto dal libro Parola di Skipper, Editrice Incontri Nautici di Giancarlo Basile

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