“Parola di Skipper” Un manuale per sopravvivere nel mondo della vela senza farsi del male

La barca

4.1 Il bordo libero

Per il bordo libero s’intende l’altezza delle murate dello scafo sul livello del mare, con la barca a pieno carico, in assetto di navigazione. Com’è facilmente intuibile, si tratta di una misura importante per ogni tipo di scafo, tanto che per le navi mercantili è codificata da leggi internazionali, le quali impongono un limite minimo per garantire la sicurezza della navigazione. Tale limite, detto linea “di bordo libero” o “di massimo carico”, deve essere segnato sui fianchi dello scafo, al centro della nave, con apposita marca apposta sotto il controllo dell’Autorità Marittima.

Per quanto interessa noi velisti, a prescindere dall’ovvia questione della sicurezza che deve essere assicurata da un’adeguata riserva di galleggiabilità, particolarmente importante per le imbarcazioni appesantite dal bulbo, il bordo libero dovrà soddisfare altre esigenze contrastanti. Lo sbandamento col quale normalmente naviga la barca a vela impone un certo valore di questa misura, per non avere la falchetta e la coperta sottovento semisommersa con l’inclinazione media; e anche l’opportunità che la barca rimanga relativamente asciutta, piuttosto che spazzata dal mare appena mosso, consiglia un buon bordo libero.

Questo, al contrario, è negativo ai fini della stabilità in quanto, innalzandolo, si portano in alto i pesi del ponte di coperta con tutti i relativi rinforzi strutturali e con le attrezzature a questo collegate, ciò che porta in alto il centro di gravità, diminuendo la capacità della barca di tenere tela, ossia riducendone la potenza propulsiva. Ed è anche negativo, soprattutto nell’andatura di bolina, perché aumenta in maniera molto consistente la resistenza passiva opposta al vento dall’opera morta, facendo abbassare il rendimento della “macchina” barca a vela, inteso come rapporto tra la forza propulsiva fornita dalle vele e le resistenze aerodinamiche passive.

In definitiva, una barca alta di bordo pagherà caro il vantaggio di essere asciutta, e di godere di una bella altezza negli interni. Anche in manovra a motore, per andare all’ormeggio in presenza di vento, dovendosi infilare con precisione nello spazio risicato concesso dal moderno marina, il bordo libero gioca un ruolo negativo, soprattutto quando è abbinato a una modesta immersione dell’opera viva: due caratteristiche molto frequenti nelle più recenti imbarcazioni, che privilegiano la comodità degli interni, l’esigenza di avere la coperta asciutta e la possibilità di approdare in porti e rade di basso fondale a danno delle qualità marine, semplicemente perché è questo che il mercato richiede.

La misura del bordo libero, rapportata alla lunghezza al galleggiamento, che realizza il compromesso ideale tra le varie esigenze contrastanti è nota da molto tempo: vi sono giunti indipendentemente i migliori architetti di vari paesi nel secolo scorso in base all’esperienza acquisita nel corso di svariati decenni, ed è interessante notare che sono giunti alle identiche conclusioni. Ma allora non era il mercato a guidarli!

Tratto dal libro Parola di Skipper, Editrice Incontri Nautici di Giancarlo Basile

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