POSIDONIA: LA PIANTA CHE PUO’ FERMARE L’EROSIONE DELLE SPIAGGE

 

Una pianta può fermare l’erosione delle spiagge. La pianta si chiama Posidonia oceanica e le sue foglie sono essenziali per l’ossigenazione dell’ecosistema marino, ma l’incuria dell’uomo ne ha ridotto drasticamente la presenza nei fondali. Ora, il gruppo di ricerca dell’Università di Pisa ha avviato dei test sperimentali per impianti di riforestazione. Come per i gerani, i garofani o l’edera, anche per la posidonia servono dei frammenti di foglie e di rami, noti come talee, che con il tempo mettono radici, si agganciano al terreno e diventano un nuovo esemplare. Per impiantare la Posidonia oceanica serve una serra sottomarina di talee. Per fare sì che si impiantino è necessario ancorarle al fondale marino che oscilla tra le onde e per riuscirci, infine, servono saldi reticolati che non si trasformino in reti fantasma che inquinano e intrappolano le specie marine, ma siano biodegradabili. Così dentro una vasca dell’Acquario di Livorno è stata installata una rete metallica composta da un sottilissimo filamento di fibra di vetro rivestito da materiale plastico, in grado di degradarsi in acqua salata. La Posidonia oceanica tornerà a popolare i fondali marini grazie alla cooperazione tra A.S.A. (Azienda dei Servizi Ambientali) di Livorno, il biologo marino Francesco Cinelli, il Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa, Ispra, l’Acquario di Livorno e l’azienda tessile Coatyarn.

“Dal 2016 – ricorda Maurizia Seggiani, docente di Fondamenti Chimici delle Tecnologie al DICI – assieme all’A.S.A. di Livorno abbiamo avviato la realizzazione di reti in materiale degradabile in acqua di mare. Quindi, abbiamo testato diverse bioplastiche e biocompositi fino ad arrivare al Pbsa (polibutilene succinato-co-adipato). Utilizzando quest’ultimo composto è stata ricavata una rete con proprietà meccaniche adeguate a contenere le talee di piccole piante di Posidonia e in grado di biodegradarsi in un paio d’anni, il tempo necessario per mettere radici”. Il Pbsa è una bioplastica commerciale biodegradabile usata per realizzare dispositivi medici o per il rilascio di farmaci, è in grado di offrire resistenza meccanica alle onde e flessibilità per le talee, per farle crescere adeguatamente senza disturbi esterni. Al momento nell’Acquario di Livorno è stata posizionata una rete metallica, un metro e mezzo per un metro e mezzo circa, che dovrà “scomparire”, degradata da microrganismi come funghi e batteri presenti nell’acqua marina. Questa fase viene studiata e valutata da vicino. In Primavera partirà il test in mare aperto, in prossimità dell’Isola DElba, dove le praterie di posidonia sono minacciate dagli impianti di dissalazione dell’acqua di mare a osmosi inversa, che rilasciano acqua ipersalina mal tollerata dalla pianta.

Le potenzialità di impiego delle reti in bioplastica sono ampie, dall’itticoltura ai cosiddetti orti marini. Se poi si ragionasse sulla terraferma, potrebbero essere sfruttate per consolidare frane e scarpate, reti in grado di biodegradarsi una volta che hanno svolto la sua funzione.

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